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Storia anomala di un disco anomalo
Non è facile
scrivere qualcosa su Ballate di fine inverno. Il suo
concepimento, la sua registrazione e addirittura la sua
stampa sono avvenute in maniera assolutamente casuale,
quasi “per sbaglio”. Non c'è stato nessun progetto
discografico dietro, non c'è stato uno studio o un
piano. Non è stato realizzato per uno scopo preciso. E'
nato perché voleva nascere e noi lo abbiamo assecondato.
Più che di un disco, potremmo parlare con più esattezza
di una cena tra amici con un microfono al centro del
tavolo. Sia chiaro: una cena delle nostre, con amici
come i nostri, ma pur sempre uno spensierato incontro
tra persone che si vogliono bene. La discografia è molto
lontana da questa storia. Si tratta di un “disco”, è
vero, ma questo è dovuto solo alla sua forma rotonda e
non bisogna farsi ingannare. La faccenda, infatti, è un
po' più complicata.
Per capire
come tutto questo sia stato possibile è necessario fare
un lungo passo indietro, tornando alle sue origini. Per
chi vorrà conoscere questi fatti sappiate che c'è un po'
da leggere, in caso contrario non morirà nessuno,
neanche noi. E come nei peggiori romanzi, la storia è
questa...
All'inizio
del 2004, in una via nel rione monti, a Roma, c'era un
piccolo locale che si chiamava “Vicolo dei Musici” ma
che tutti conoscevano con il nome di Folkosteria. Era un
posto con qualche tavolaccio di legno e vino a buon
prezzo. Non era un locale come gli altri; alla
folkosteria ci andava solo certa gente. Non era raro
incontrarci musicisti di tutti i tipi, che andavano la
solo per suonare assieme ad altri. Ne uscivano fuori
serate incredibili, di pura musica suonata “alla
irlandese”, tra i tavoli, che andavano avanti fino a
quando Dariush, il famoso vignettista che viveva proprio
al piano di sopra, non si incazzava perché voleva andare
a dormire. Allora si sbaraccava tutto e si tornava a
casa con una sensazione strana, con l'idea che la musica
può essere, molto semplicemente, una meravigliosa magia
alla portata di tutti, fatta con strumenti semplici, tra
la gente e con la gente. Una magia che passava di
persona in persona, quando tu proponevi una cosa e
quello che avevi vicino – che neanche sapevi come si
chiamava – ti diceva “allora senti questa” e così via,
con uno scambio fraterno tra i tavoli e le sedie. Forse
assomigliava un po' all'improvvisazione jazz, ma era
fatta con canzoni d'autore o con pezzi scritti da chi si
trovava in quelle cricche create dal caso e diverse ogni
sera. Ho una gigantesca nostalgia di quel posto, che a
molti sarà sembrata più una bettola che non un'enoteca o
giù di lì. La folkosteria non avrebbe visto la fine di
quella primavera, perché chiuse di colpo alla metà di
Giugno. Conobbi Franco Fosca una sera di Gennaio di
quell'anno, nello stesso momento in cui entrai per la
prima volta là dentro. Franco faceva il direttore
artistico di quel posto e io stavo là coi miei rein.
Suonammo davanti a lui e a pochi altri: era una prova
per vedere se si potevano fare delle serate. Rimasi
sconcertato nel vederlo così attento a quello che
facevamo. Ero abituato a suonare nell'indifferenza, di
fronte a gente annoiata, spesso passiva. Erano anni
complicati. Franco invece era là, inchiodato a soppesare
ogni nota e ogni parola. Era là che amava il suo simile
per il fatto che gli stava raccontando qualcosa, per il
fatto che gli stava togliendo la sete di conoscere e di
capire il suo prossimo. Avevamo quasi trent'anni di
differenza, ma la cosa era risultata da subito
irrilevante. Fu un punto di svolta. Buona parte dello
spirito delle Ballate di Fine Inverno nacque
probabilmente allora e si sviluppò nei mesi successivi,
che ci videro spesso tra quelle meravigliose mura.
Con Giovanni
ci conoscemmo in quelle settimane. Andavamo alla stessa
università, a San Paolo. Lui mi fece sentire delle
canzoni che aveva scritto e io feci lo stesso. Passammo
così molti pomeriggi. Un giorno, quasi per scherzo,
registrammo una sessione dal vivo di queste canzoni. Mi
sembra fossero qualcosa come 14 brani. Fu là che avemmo
l'idea di fare un disco. Coi rein stavo ancora
registrando già da tempo il primo album e devo dire che
eravamo un po' in alto mare. L'attrezzatura, tuttavia,
c'era e ne potevo disporre anche con Giovanni. Ci
mettemmo un po' d'accordo e iniziammo a lavorare alle
canzoni con un entusiasmo e una semplicità che due anni
di registrazioni stagnanti col mio gruppo mi avevano
completamente fatto scordare. Avevamo previsto qualche
mese di lavoro, dal momento che si trattava di pezzi
acustici, senza batteria. Mai previsione fu tanto
sbagliata. In breve ci ritrovammo con un nuovo mostro di
cui si vedeva a malapena l'inizio, figuriamoci la fine.
Non ce ne preoccupammo troppo: era un lavoro fatto con
leggerezza, quasi per scherzo ed era un periodo lieto,
pieno di prospettive. Andava bene comunque, insomma.
Registrammo tre, quattro pezzi.
La mia
amicizia con Giovanni ebbe presto nuove evoluzioni.
All'università conoscemmo un ragazzo che faceva il DAMS
e che, come noi, suonava. Sto parlando di Gianluca
Gabrieli. Iniziammo a confrontarci su molte cose e ci
accorgemmo che eravamo d'accordo su tanti punti, specie
quando si trattava di rifiutare la miseria in cui la
nuova leva di autori e musicisti era costretta a vivere,
schiacciata dall'atteggiamento del mercato e di chi
aveva proprio il compito di facilitare l'espressione
culturale. Fu durante queste lunghe chiacchierate al bar
dell'università che nacque un progetto che avrebbe
accompagnato in tutto e per tutto le Ballate. In Aprile,
infatti, decidemmo di fondare il Fronte Popolare per la
Musica Libera. Io e Gianluca avevamo vent'anni, Giovanni
ventuno. Stabilimmo che la parola d'ordine dovesse
essere “L'arte non è una merce!” Franco Fosca aderì al
FPML pochi giorni dopo.
Uno dei
primi progetti che decidemmo di realizzare con il FPML
fu quello di dare alle stampe, con i mezzi che avevamo,
una compilation che raccogliesse i gruppi e gli artisti
che avevano aderito in quelle prime settimane. Giovanni
ebbe l'idea di chiamarla “liberalarte!” e in pochissimo
tempo il cd fu pronto, con i suoi sette brani. Io avevo
scritto da poco una canzone, che era stata registrata
per il disco con Giovanni e che avevo chiamato “caro
amore”, lui ci inserì “un grido”, Franco un altro brano
che era “la bandiera”. “Liberalarte!” può essere
giustamente considerato come il primo nucleo delle
Ballate. Il disco andò bene e ne dovemmo fare tre
ristampe, perché ogni volta finivano le copie. I mesi si
susseguivano e tutti i progetti seminati in quel periodo
turbolento crescevano rigogliosi.
Passò un
anno. Il disco-incubo dei rein finalmente uscì e il
lavoro-scherzo con Giovanni poté proseguire con più
tranquillità. Procedeva con un'andatura tutta sua:
magari un mese lavoravi molto, poi per due mesi non si
toccava una traccia. Anche in questo caso questo fatto
non ci preoccupava più di tanto; era un progetto
“leggero”, a tempo perso e poco importava se per un po'
si fermava. Il Fronte, invece, cresceva enormemente e
con sorprendente costanza. A quel tempo nasceva la radio
libera e tutti noi venivamo a sapere dell'esistenza
delle Creative Commons, quel nuovo modo di pubblicare le
proprie opere, liberandole e rendendole distribuibili,
masterizzabili e scaricabili, sposandone apertamente la
causa. Erano mesi passati a parlare per ore con Roberto
Tupone, nell'ufficio del Linux Club, uno dei più grandi
laboratori culturali degli ultimi anni, a mio modesto
giudizio. Gran parte dei discorsi fatti a Via Libetta
sarebbero confluiti nello schema di idee che avrebbe
sorretto le Ballate, aggiungendo così un nuovo tassello
ad un progetto molto fumoso, ma che in realtà stava
maturando nell'ombra, con il passare delle settimane,
senza che ce ne accorgessimo davvero. Il primo disco che
pubblicammo con il nuovo sistema delle Creative Commons
fu la compilation “Liberalarte!2”, che vide la luce
grazie ai fondi raccolti durante le serate del FPML e
all'aiuto del Linux Club. Ancora una volta eravamo
finiti tutti e tre sullo stesso Cd, aggiungendo, in
questo giro, le tematiche del copyleft che ci avevano
definitivamente conquistato. Era il Luglio del 2005.
Riuscimmo a tenere il prezzo di questo lavoro a 4 euro,
inserendo così anche una chiara provocazione verso i
signori del mercato e facilitandone enormemente la
vendita, dal momento che era accessibile a tutti. Anche
il basso prezzo entrava così in pianta stabile nel
nostro patrimonio, diventando in tutto e per tutto uno
dei principali strumenti di cui ci stavamo dotando. Le
Ballate avrebbero seguito in tutto e per tutto la linea
editoriale di “Liberalarte!2”.
Il disco con
Giovanni proseguiva, tra titoli improbabili e canzoni
che finivano dritti dritti nel nuovo disco dei rein,
uscendo dallo “scherzo” con il mio amico (Est e Caro
Amore, finite ora nell'ep “Est!”, erano nate per le
future Ballate!), Verso la fine del 2005 il lavoro, così
come lo avevamo pensato un anno prima, era praticamente
finito già da parecchi mesi, ma mancava il colpo
risolutivo per chiudere questo percorso che non
riuscivamo ad imprimere mai.
Una sera,
però, ci incontrammo e decidemmo che era giunto il
momento di dare una svolta definitiva a queste 15
canzoni a cui avevamo lavorato assieme a tanti altri
amici (col tempo la cricca si era accresciuta!). Fu
allora che pensammo di coinvolgere Franco, inserendolo
proprio all'ultimo momento e innalzando decisamente le
pretese del progetto. Ci conoscevamo da quasi due anni
e, a dire la verità, bastò una telefonata. Se c'è una
cosa che non puoi negare a quel gran Signore che è
Franco Fosca è l'entusiasmo: accettò subito. In breve
tempo si organizzò una sortita risolutiva fuori Roma,
per attaccare una volta per tutte le tante tracce
registrate, dandogli finalmente un senso, facendone,
infine, un vero e proprio disco. Lo “scherzo” detto
altrimenti, subì una seria svolta.
Partimmo
alla fine dell'inverno del 2006. Questa circostanza
diede il titolo al disco. Pierluigi trasportò noi e
tutto lo studio co la sua leggendaria fiesta (chi
conosce i rein sa di cosa parlo!) nel cuore dei Monti
Lepini, a Sud di Roma, in un meraviglioso paesino quale
è Carpineto Romano. Gli alberi erano nudi per l'inverno
trascorso, ma in controluce si potevano già vedere le
gemme dei germogli. Il vento era freddo, poco sotto i
mille metri. Per una settimana vivemmo in una vecchia
stalla ristrutturata, persa nei boschi, vicino ad un
maneggio di alcuni amici di Franco. Avevamo tre chitarre
acustiche, un camino per scaldarci (che è finito nelle
registrazioni con i suoi scoppiettii) e le ballate.
Senza scadere in inutili sentimentalismi devo dire che
fu un periodo breve ma indimenticabile. Tutte le
immagini di quella casa e di quel bosco sono rimaste
indissolubilmente nel ricordo, legato a doppio nodo col
suono delle Ballate. Ci sono dei momenti in cui ti senti
vivo. Per me, allora, fu così.
Registravamo
dalla mattina alla sera. Ci venivano a trovare un sacco
di amici da Roma, quasi sempre legati al FPML e con loro
aggiungevamo altre tracce. Furono realizzate le nuove
canzoni di Franco, che sono quelle più recenti e
probabilmente registrate meglio, grazie anche ad
un'attrezzatura che con il tempo era decisamente
migliorata e vennero sistemate quelle già pronte, tra
cui comparivano incisioni ormai vecchie di due anni.
Tanto era trascorso dall'inizio di quello che stava
diventando – vera meraviglia! - un disco a tutti gli
effetti. In sette giorni le Ballate furono pronte. Erano
19 tracce, più una vecchia registrazione di Franco che
si chiama “Giordano”, fatta nel '99 e dedicata a
Giordano Bruno.
Fino
all'ultimo momento delle registrazioni non sapevamo
quale sarebbe stato il destino di quelle canzoni. Non
pensavamo davvero alla stampa di un disco come tutti gli
altri. Si parlava di masterizzarlo e di regalarlo a
qualche amico, tanto per farci due risate. Ci eravamo
divertiti suonando, stando assieme, ma non lo avevamo
fatto pensando al futuro di quel lavoro, ma solo godendo
del piacere di farlo. E' il discorso della “cena” tra
amici, a cui vi accennavo prima. L'idea di concretizzò
durante il missaggio, che realizzammo da noi in parte a
Carpineto e in parte a Roma. Eravamo troppo contenti del
lavoro per tenerlo in un cassetto. Quando fai qualcosa
che ti piace prima ne godi tu, poi muori dalla voglia di
farlo sentire agli altri; è una sorta di malattia
contagiosa. Contattammo Roberto Tupone del Linux Club,
spiegandogli come avremmo certamente voluto pubblicare
il disco con il copyleft e lui ci aiutò con la stampa,
coinvolgendo l'associazione. Gli altri soldi li mettemmo
noi, in buona parte Franco, devo dire. In poche
settimane nacque il progetto finale, così come è stato
realizzato, sfruttando come copertina un autoscatto
pensato da Giovanni nel casale di Caripineto.
Alla metà di
Aprile, una mattina, mi citofonò un corriere. Scesi in
strada e trovai un grande scatolone che conteneva le 500
copie della stampa del disco. Lo “scherzo” alla fine,
aveva generato, senza volerlo, un vero cd.
Ne è nato un
lavoro di 20 brani, edito con le licenze Creative
Commons e liberalmente scaricabile, distribuibile e
masterizzabile. Riuscimmo a tenere il prezzo a 5 Euro,
inserendo anche il libretto con i testi e pagando il
costosissimo bollino SIAE, necessario per poter stampare
con macchine industriali, in cd-audio (un cd originale a
tutti gli effetti, per intenderci) e per restare legali.
Le Ballate
non saranno mai presentate dal vivo, di fronte a un
pubblico. Non si è mai tenuto un concerto con tutti e
tre i suoi autori con l'intenzione di promuovere il cd.
Nonostante questo, ad oggi, ne sono rimaste poche copie.
Nessuno di noi si è mai seriamente impegnato per
divulgare questo lavoro. Le Ballate si sono promosse “da
sole”, se così si può dire, stupendoci ancora per
un'ultima volta, attraverso passa parola e l'affetto dei
tanti amici.
Lo scopo di
questo sito è quello di offrire a tutti, liberamente, il
frutto di questa vicenda, raccogliendo qui il materiale
che ha orbitato attorno alla sua realizzazione,
confidando in quella sua intrinseca capacità di
autosostentamento che ha dimostrato in questo anno di
vita. Le ballate sono di tutti. Le regaliamo volentieri
a chi vorrà e a chi verrà, sperando che possano
suscitare quelle emozioni che con tanta semplicità e
disinteresse abbiamo provato a calare in queste venti
piccole storie. Le Ballate hanno ricevuto elogi
inaspettati e sorprendenti e critiche spietate, quasi
infastidite. Sono state pubblicate due recensioni molto
diverse tra loro, recuperabili su questo sito, e
Jonathan Giustini di Radio Città Futura a Roma ha
realizzato uno speciale del suo programma su questo
lavoro, intervistando Franco e Giovanni nel Febbraio del
2007. E pensare che Jonathan le ha scoperte per sbaglio,
cercano qua e la per la rete e recuperando la prima
versione di questo sito. Lui lo ha trovato per sbaglio.
Noi, per sbaglio, lo abbiamo realizzato.
Gianluca
Bernardo - Roma, Marzo 2007.
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