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“Ballate
di fine inverno”
L’ULTIMO
SCRITTO
(testo e musica di Giovanni Santese) |
I complimenti che ti senti
dire
Hanno a che vedere col fallire
E la tua scorza che per forza punge
Di compiacersi dunque troppo finge.
Quantunque fosse che le mosse ignare
Debbano un plauso meritare
Tu decidi che se ridi vivi,
E sei contento tra gli appellativi
Soltanto se nel pianto una carezza
Spazza via lo sguardo che disprezza.
Nel mondo che di fondo ha solo male
Si cerca quel senso che più vale.
Sancisce e ribadisce questo scritto
Che compiacenza no, non è un diritto
Che ad ogni scatto se un riscatto pronto
Non è pronto non è saldo il conto,
del resto se non questo il fine primo
che senza ti deprimi e mi deprimo
qual si addice a chi conduce questo show
sulle rive di desolation row.
Del resto nati e amati dalla gente
Oltre a loro non abbiamo niente
E attori o spettatori che noi siamo
L’un l’altro ancor ci generiamo.
Assunto che sei giunto a questo punto
Più vicino agli occhi del tramonto
Comprendo e in più difendo il tuo bisogno,
Passando sul dubbio che sia un sogno,
di un piccolo trabiccolo d’amore
che ti sappia in questo tempo accompagnare,
che questi che detesti sono i giorni
passati non dentro ma ai contorni.
Ti sembra d’ombra tutto il tuo vagare
E niente speri, niente hai da cambiare
Se intanto a volte accanto all’avvenire
Non si presenta chi sappia capire,
e capito che il nemico maggiore
è se stessi ed il proprio timore
immane poi rimane l’aggrapparci
a chi un poco d’amore possa darci.
SETTEMBRE
(# 2)
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Settembre 2004) |
In cima al mio mucchio di
risposte
Ho finalmente trovato una domanda
E devo dire che è un giochino che funziona
Perché combacia quasi tutto a perfezione
Le domande hanno li occhi un po’ più verdi
E gli orizzonti un po’ più ampi dei miei
E forse sono solo un po’ maleducate
Perché quando arrivano non bussano mai
Questi occhi quindicenni a metà strada
Tra una truffa e una grande garanzia
Di trovarci sempre una risposta, una canzone
Una stanza e un po’ di malinconia
Questi occhi già scartati tante volte
Ti sembreranno forse di seconda mano
Ma nel fondo del profondo ciò che resta – come sai –
È sempre stato, e sarà sempre tuo
E nel buio dei parcheggi a casa tua
La gente la sera accosta e fa l’amore
Con i cuori messi in fila nella notte
A rubarsi ancora un poco di poesia
E al mattino ciò che resta è un uomo solo
Che insegna ai suoi fantasmi a guidare più veloce
Le sue ali appese a un chiodo ogni tanto fanno male
Però in fondo non ci pensa quasi mai
E ora il vento di settembre accarezza dolcemente
I miei ricordi neri e i tuoi capelli rossi
E se non fosse che un po’ me ne vergogno
Potrei anche dirti che sono così felice
Quanta gente si è fermata un po’ più indietro
Quanti sono che ancora muoiono in trincea
Nel dolore del bisogno degli altri
E nel vuoto del fantasma di un’idea
Ma stasera, come vedi, ho già scelto
E le mie armi sono tutte qui per terra
Mi hanno detto “fratello, mani in alto”
Tu non eri quello contro questa guerra
Hai ragione, caro amico, e mi vergogno
Perché in effetti in coerenza vado male
Tu la vita non la scrivi ma la vivi
E io la scrivo ma non la so campare
E in effetti ho qualche amico che non torna
E due o tre amori, persi per la strada
Può trovarli a una panchina di gennaio
Che discutono di me e della mia vita
Può vederli a sera tardi in osteria
Ubriachi del loro buon umore
Si incupiscono soltanto qualche volta
E soprattutto se mi sentono cantare
ATTENTO
(testo e musica di Giovanni Santese) |
attento
ti stai piangendo addosso
non aspettare gli anni passare
per essere commosso
avresti tanti rimpianti
e scenderesti a patti
con chi possa portarti indietro
perché le fughe di adesso
saranno le rughe di poi
possibile
che tu continuamente
ti fidi di tutta l’altra gente
ma mai di te?
Per giunta proprio non credo
Che tu non abbia imparato
Ad essere cambiato… e che cazzo!
Lo sai, per quello che sia
Hai sempre da parte ironia
È chiaro
Che se stai in ginocchio
Qualsiasi cosa sembra grande troppo
È questione d’occhio
Io non capisco il bisogno
Di complicare le cose che già sono come sono,
tante spine senza rose
non dico che tutto è perfetto
ma a volte io qui mi diverto
attento
servo di ogni tempo
contro ciascuno dei tuoi tormenti
bevi ciò che inventi
ascolta quello che dici
e non forzare i sorrisi
perché la bocca si stanca
e senza aggiunta alcuna
amico, buona fortuna
QUANDO IO
MORIRO'
(testo e musica di Franco Fosca) |
Quando io morirò non voglio che nessuno pianga
niente lacrime d’amore o di circostanza,
quando io morirò non voglio fiori né corone
bruciate la mia carcassa e poi buttatela in un fiume.
Quando io morirò voglio pochi amici intorno
a cantare e a suonare tutto il giorno
fate un grande festa amici fate un gran casino
e inghiottite al posto mio tutto il cibo e tutto il
vino.
Quando io morirò amici miei vi chiedo
non mi date in pasto ai preti ve ne prego
non voglio il suono stanco delle prediche ispirate
non voglio l’olio santo e le ostie consacrate.
Quello che io voglio è una piccola candela
un lumino acceso all’ombra della sera
mettetelo a un incrocio dove soffia forte il vento
e scordatevi di me appena sarà spento.
Quando io morirò bruciate ogni fotografia
liberatevi dalla tristezza e dalla nostalgia
quando io morirò avrò finito di soffrire
e avrò trovato un posto caldo dove andarmene a dormire.
Quando io morirò qualcuno forse mi ricorderà
ma come sono io davvero nessuno lo sa
quando io morirò sarò semplicemente nudo
come un albero d’inverno, come un angelo abbattuto.
Quando io morirò evitate di parlare
è inutile sprecare il fiato per chi non può ascoltare
quando siamo sottoterra diventiamo tutti buoni
soprattutto perché non siamo più qui a rompere i
ciglioni
Quello che io vorrei è morire semplicemente
come un elefante un cane o un serpente
restituire alla natura il mio corpo e la mia mente
e fare in modo che di me non ne rimanga niente.
STORIA DI
UNA RIVOLTA (PARTE I)
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Gennaio 2004) |
Coi tuoi occhi in affitto
A cui hai cambiato colore
I sorrisi di carta e con tutto il mio dolore.
mi guardava piangendo chiedendo un perché
ed io rispondevo – tu non sei mio padre,
cosa vuoi,lasciami stare,lasciami qui-
Mai una scusa mai un grazie
La gente ruba poesia
Mai un rimorso un perdono
O un sussulto di malinconia,
e ora piangi e rivuoi indietro il mio amore
e fuori c’è chi ascolta senza capire,
amore,non ho peccati,non ho che te.
(più si avvicina alla finestra e più le idee
dentro di lui si fanno più chiare, il male
Da un lato,il bene dall’altro,la storia in un verso,
il tempo nel verso opposto,lo spazio curvo,gli anni
luce,
tutto si schiarisce,tutto si delinea,ad un tratto
capisce che ogni cosa,anche la più insignificante
aveva in realtà un senso ben preciso,
ogni azione,ogni sguardo,ogni amore,
tutto faceva parte di un piano superiore*)
*tratto da "storia di una
rivolta", appunti su "un'altra estate", primo disco dei
REIN, Dicembre 2003
COM'E'
(testo e musica di Giovanni Santese) |
Non si può descrivere
La forza si vivere
E la cura delle piccole cose
che a volte possono sembrare noiose
e che tu mi stai insegnando,
il perché è un pericolo
chiederlo è ridicolo
e se mi trovo a dirti lascia stare
basta poco per convincerti
e lo stesso vale anche per me.
E com’è cambiato negli anni il tuo sguardo
Complice sempre però
E tornerà puntuale quando dovrà tornare.
E com’è fare il punto della situazione
E vederci accanto mentre tutto si muove.
Non si può descrivere
La voglia di scrivere
Il dolore del pensiero isolato
Che tutto un giorno possa esser finito
E che io mi possa dar per vinto.
E ti metti a piangere se poi mi senti fingere,
io non vorrei mai provocare
queste scosse che fan male
e lo stesso vale anche per te.
E com’è cambiato negli anni il tuo sguardo
Complice sempre però
E tornerà puntuale quando dovrà tornare.
E com’è ripercorrere le fasi tutte
E capire intanto che non saranno mai tutte.
Mi può capitare di sentirti nominare
Spesso per caso nei discorsi altrui,
sensazione meravigliosa
che da sola può spiegare ogni cosa.
E com’è cambiato negli anni il tuo sguardo
Complice sempre però
E tornerà puntuale quando dovrà tornare…
BENVENUTA
NELLA MIA STANZA
(testo e musica di Franco Fosca) |
Benvenuta nella mia stanza
tra le mie pareti bianche
io è qui che ti ho aspettata
per ore giorni settimane
benvenuta dove io vivo
e dove faremo l’amore
ci troverai un po’ di vino e un po’ di fumo
e ci troverai il mio cuore.
Benvenuta nella mia stanza
dentro a queste quattro mura
ti puoi togliere le scarpe
fallo senza paura
e se userai le mie ciabatte
non riuscirai a scapparmi via
e se ti provi i miei anfibi
ti farò una fotografia.
Che tu sia la benvenuta
in questo spazio piccolino
dove passa il tempo anche se non sembra
e arriva sempre il mattino
io è qui che mi risveglio
e l’ho fatto quasi sempre da solo
nel mio letto tipo tenda canadese
le mie memorie del sottosuolo.
Benvenuta nella mia stanza
nel mio mondo polveroso
i miei Sartre ed i miei Lenin
io è qui che mi riposo
i miei sogni dentro ai libri
che forse un giorno leggerai
benvenuta nella mia stanza amore
non te ne pentirai.
Che tu sia la benvenuta
tra le mie pareti bianche
io è qui che ti ho aspettata
per ore giorni settimane
benvenuta dove io vivo
e dove faremo l’amore
ci troverai un po’ di vino e un po’ di fumo
e ci troverai il mio cuore.
UN GRIDO
(testo e musica di Giovanni Santese) |
il grido sedeva sulla
spiaggia
un uomo in cravatta lo raccolse
ma nella sua mano si dissolse
per scappare su di un’altra spiaggia
mentre rifletteva su se stesso
s’asciugava lacrime di noia
a un passo da una triste soglia
rise d’orgoglio d’esser diverso
non riusciva a pianger con nessuno
perché pur fra tanta gente un grido è solo
perché in mezzo alla corrente devia un volo
per questo chiudeva il suo cammino
al senso fatale del destino, la parola è solo suono e
fumo
d’istinto evitava ogni confronto
pur con il bisogno d’esternare
gli sembrava spesso d’annegare
nel mare di parole di conforto
ed in questa fiera confusione
respinse la ragazza occhi verdi
quando la rincorse fu già tardi
così cade nell’indecisione.
Sazio ancora poco d’emozioni
Schiuse le sue labbra ad un’altra bocca
Ma si accorse in fretta ch’era sporca,
sporca d’altre grida di paura
quindi si costrinse ad una cesura
censura di tutte le emozioni
di notte c’è freddo sulla spiaggia
e forse fa meno freddo in mare
convinto decise d’affogare
di sicuro la scelta più saggia
sfocando una luna troppo gialla
cominciò a sentire l’acqua in bocca
ma un urlo come quello il fondo tocca
tanto da spingersi ancora a galla
ed era di nuovo in superficie
aveva le sembianze di un lamento
ma sorrideva contro questo vento
un musico, un poeta od un’artista
avrebbe pianto sotto questa vista,
è difficile essere felice
NASTEN'KA
(STORIA DI UN'ANARCHICA)
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Maggio 2004) |
Anarchia,anarchia,anarchia
Tu non sei soltanto un utopia
Ma vivi nei suoi occhi e vesti i suoi colori
Il rosso della rivolta,il verde dell’amnistia.
Per la via,per la via per la via
Quanta gente ancora aspetta il suo messia
Ma il messia è un fratello che sta tra tutti noi
Siede su questi prati
E abbraccia i tuoi perché.
Nostalgia,nostalgia,nostalgia
È mai possibile che tu sia così mia
O sfuggi negli sguardi e voli sulle case
Ridi e poi sorridi senza vergognarti mai.
Sui canali di San pietroburgo
Vecchi slavi ballano nuove canzoni
Nelle chiese di San pietroburgo
Nuovi amori si giurano vecchie poesie.
Per cortesia,cortesia,cortesia
Fa che tu sia soltanto un’utopia
Enon dirmi che esisti che ridi e che respiri
E non dirmi che mi ami
Non so cosa ti direi.
AGOSTO
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Agosto 2004) |
Dicono che con te dovrei
farci i conti
Per non lasciami buchi dentro al cuore
E se il freddo di Gennaio ti è rimasto un po’ negli
occhi
Amico mio, io non posso farci niente
Sai che io non so scrivere canzoni
Ma so sempre criticarle così bene
E così chiusero tutto e ne fecero una valigia
Troppo pensante da portare in due
E una sera lei gli disse “mi dispiace, non ti credo
Già ho per te pronta questa nuova strada
Più avanti, amore mio, ci troverai
I tuoi sogni tutti al tavolo di un bar”
E i vestiti di Utopia quelli ce li avevi addosso
Ma i vestiti da signora li tenevi nell’armadio
Mi hanno amato per un trucco che non potevo avere
Tu ora, invece, prova ad amarmi solo per quello che vedi
La faccenda, amica mia, si fa più seria
Quel che vedo – vedi – mi toglie tutto il fiato
La pazienza è una virtù degli uomini più saggi
Ed allora mi sa tanto che io ero un po’ cretino
Giusto il tempo per contare su che stelle camminavi
Che una sera tu le hai spente per essere la più bella
E ho bevuto fino ad ubriacarmi
Quel liquore che hai portato a casa mia
E ora Barbara sorride e mi dice “che strano
Che io riesca a capire le tue canzoni
Qualcun altro, un domani, che di questo non sa nulla
Potrebbe non trovarci proprio niente di speciale!”
Le canzoni sono atroci vendette
Che potere, amica mia, che mi ritrovo
Le certezze sono gli alibi per tradire gli ideali
E da bravo traditore io le cerco nei tuoi occhi
Ma tu attenta a non voltarti e a non farmele trovare
Io non valgo quel che vali e ognuno vale quel che vale
E poi è da mesi che non ho più trent’anni
Spero solo tu non voglia ripassare
QUEL CHE HO
POTUTO
(testo e musica di Giovanni Santese) |
Ti ho fatto troppi sorrisi
E altrettanti te ne farò
Dimmi,che mi dici figlio
Ho orecchie quante ne vuoi
Ma non ti sento parlare
E ti guardo sembro indifferente
E provo a immaginare
Cosa puoi pensare.
Sempre ed anche in questo momento
Siamo inseguiti dal tempo
Ed è proprio questa la paura
Abbracciata a te starei sicura
Si sciolgono negli anni i legacci
E gli abbracci si fanno nel partire
Sono assottigliate le occhiate
E non si sanno capire,
ma non ho scelto io questo teatro
piuttosto che insultare il regista
esco dal mio metro quadrato
vengo li e ti do un bacio.
il mio cuore suona l’ansia,
so che sei quel che ho potuto
ma mi avanza qualche cosa
ciò che tu non hai bevuto,
non hai fatto in tempo e non volevi
ma adesso che cosa ne farò.
mi devo limitare a constatare
oppure devo tenderti la mano
come tante volte ho visto fare
e come mi aspettavo.
Ciascuno non è più bambino
E ingenui non si torna mai,
scartando questo pretesto
il resto siamo noi.
Le tue spalle ora son partite ancora
E piango sulle foto piu’ di prima
Ti ho detto coraggio e buon viaggio
Ma il coraggio a me chi me lo da?
IL FUMO
DEGLI ANNI '70
(testo e musica di Franco Fosca) |
Il fumo degli anni 70
aveva lo stesso colore del mare
da solo nella mia stanza pensavo vorrei navigare
mi tormentavo i capelli che mio padre mi costringeva a
tagliare
credevo in Jimi Hendrix e in un vecchio giradischi che
funzionava male.
L’Italia a ferro e fuoco sull’orlo della guerra civile
le bombe di Savona le grandi manifestazioni
mio padre mi regalò una chitarra una sera d’aprile
io la presi in mano come se fosse un fucile.
In un giorno di primavera scappai da casa di mio padre
ingoiai una piramide dove vivevano le fate
insieme ad un amico con le braccia rovinate
mentre la grande madre luna schiudeva le porte della
nostra estate.
E poi giù negli anni 70 l’autostop sulle strade,
piazze colorate, odore di donna
lunghe notti d’estate nudi quasi senza vergogna
notti d’inverno incantate sognando l’India e la
California.
Centomila corpi magri sotto masse di capelli
umili come rettili audaci come uccelli
dalle bianche sabbie del sud alle bianche nebbie del
nord
tra Marx e Castaneda e i fumetti di Alan Ford.
Però poi ti guardavi intorno e mancava sempre qualcuno
cadevano tutti quanti si ritiravano ad uno ad uno
sotto i colpi dell’eroina sotto i colpi della polizia
e chi risucchiato indietro nell’esofago enorme della
borghesia.
Venne il ’77 che ne sapevamo noi del punk
c’era ancora Carter presidente la mitica Persia dello
Shaa
e noi eravamo in Italia la dolce Italia delle vacanze
noi sporchi buttati per terra con le nostre chitarre e
le nostre speranze.
Passarono dieci anni, dieci anni in un momento
come un castello di carte spazzato via dal vento
e c’è chi ha seppellito i sogni in fondo alla memoria
e c’è chi ha strappato quelle pagine dal libro della
storia.
I PRATI DI
SAN PAOLO
(testo
e musica di Gianluca Bernardo - Giugno 2004) |
Saprò ancora incontrarti
Sul ciglio del muro dell’incomprensione
Là dove le speranze volano alte
E non ci sono dolori,
ma ogni volta che mi parli amore
tu mi tocchi il cuore,
e non ho paura a dirti grazie,
non ho paura ad osare
ma non ho scuse fresche
e miei alibi sono di seconda mano
e non ho pretese certe
e dopodomani forse parte il mio treno
e ora tu scrivi nel vento
l’incanto dei tuoi pomeriggi di sole
e ora tu scrivi nel sole
un’altra storia ,un’altra verità
e se il tuo viaggio andasse lontano
io ti giuro ti vorrei accompagnare,
mi presteresti ancora i tuoi occhi
vorrei vederci il doppio dei miei,
io che avevo grate alle finestre
per volare più sicuro
nella mia stanza tra le mie carte
a riparo di un vecchio pezzo di muro,
ma non li senti i muri crollare
certe volte ti sento così vicino
e le parole maledette parole
volano via su navi veloci
quant’è difficile stare con gli altri
e quant’è facile stare con te,
ho scordato a casa il mio fucile
tanto non credo che mi servirà,
ti prego insegnami a sparare
senza esplodere mai un colpo
ti prego insegnami a cambiare
senza il dolore di sentirmi morto
tu che sei soltanto una poesia
la più bella che io abbia mai scritto
tu che mi parli di libertà
e non pretendi mai nessun diritto.
LEI, LE
STRADE E LA CITTA'
(testo di Gianluca Bernardo, musica di
Claudio Mancini - Estate 2002) |
Mentre sto chiuso qui
fuori cade altra pioggia
a bagnare i ponti e le città
e le strade si allargano come grandi pianure
tra la gente che piange la sua pazzia.
Qui non è successo niente da quando sei andata via
qui la gente cammina ti vede e passa e pensa a sé.
E mi sa che sei una che sa ancora trattare,
questa città mi porta via
e mi sa che sei tu potrei anche sparire
ma già so che non sarai mai mia.
Qui non è successo niente da quando sei andata via
qui la gente cammina ti vede e passa e pensa a sé.
FATE BENE
FRATELLI
(testo e musica di Giovanni Santese) |
Se pensate che dio
Non sia proprio un caro amico,
se credete che dio
non sia neanche mai esistito,
se capite che è tutta un’ invenzione
e che la chiesa ha i diritti d’autore
su quel personaggio che fu
un uomo tra i tanti, Gesu’,
fate bene fratelli.
Non ci basta il terrore
Della morte nostro vizio
Ma per giunta ogni errore
È punito a suo giudizio,
e convinti che varcata la soglia
non patiremo nessun altra doglia
conversiamo fuori posto
aspettando di nascosto,
non mi sembra corretto
ma restate fedeli
alla terra fratelli
col dovuto rispetto.
Domando scusa perché
Quando son nato ho peccato
Perché mio nonno ch’è il re
Un giorno era affamato,
ma non m’inchino e neanche mi nascondo
perché ho la stessa fame di mio nonno
e mi discosto dai tanti
celati politicanti
questo è dunque il segreto:
che ogni imposto divieto
e poltiglia da bere
arricchisce il potere.
Voi vi chiedete dov’è
Quando vi affligge la pena
Semplicemente non c’è
E c’è chi ride di schiena;
se pur ovunque quaggiù non si vede
che sia questo il mistero della fede?
Poveri bimbi piangenti
E potenzialmente santi.
Clericale polizia ladra e travestita spia
Non alzare croci altrui per i loschi affari tuoi.
Io voglio essere innanzitutto a questo mondo rivolto,
gia’ non è facile e non è detto dare un pensiero ad un
volto
e dare un nome a un pensiero
su questa pelle tracciare
una mia linea speciale
e dovrei persino entrare
in questa cerchia malata?
Potete dimenticare
La mia faccia e questa serenata.
GIORDANO
(testo e musica di Franco Fosca) |
A Campo dei fiori c’è un
uomo sul rogo
un uomo che brucia e che rimane muto
la gente che passa si ferma ben poco
un bicchiere di vino, si scambia un saluto
ma a Campo dei fiori la ferita brucia ancora
dopo quattro secoli di sangue
e c’è ancora quell’ombra
vestita soltanto di fuoco e di fiamme.
A Campo dei fiori c’è un uomo sul rogo
un uomo che brucia e non dice una parola
la gente che passa si ferma ben poco
un bicchiere di birra e così si consola
ma a Campo dei fiori quando scende la sera
c’è qualcuno che canta una canzone
e sui tetti di Roma c’è una luna serena
che ripete il suo nome.
A campo dei fiori c’è un uomo sul rogo
che fece la fine dell’abbacchio arrosto
la gente che passa si ferma ben poco
un bicchiere di vino e lascia libero il posto
ma a Campo dei fiori quell’ombra rimane
da sola a bruciare sul suo rogo
la ricorderemo, la celebreremo
col ferro e col fuoco.
A Campo dei fiori c’è un uomo sul rogo
un uomo che brucia e non ci maledice
la gente che passa si ferma ben poco
un bicchiere di birra e se ne va via felice
ma a Campo dei fiori di stagione in stagione
c’è un uomo che sul quel rogo muore
lo vendicheremo cantando il suo nome
e portandogli un fiore.
Storia di una rivolta(parte II)
STORIA DI
UNA RIVOLTA (PARTE II)
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Gennaio 2004) |
Tu mi guardi,
tu mi guardi e non mi vedi
tu mi ascolti e non mi credi
e vai via, via da me
che ripenso ogni momento
mentre qui canto nel vento
questa storia di una rivolta
iniziata per amore
finita nel dolore di un mattino senza te.
Al mio processo voi non avevate accuse
Voi non avevate prove sul mio dolore
Che ora non sai e che ora mai non vuoi
Gli orizzonti sono tanti
Oltre il mio e oltre il tuo.
La mia speranza va ben oltre questa stanza
Oltre la mia diffidenza
Verso gli altri
e oltre te.
STORIA DI
UNA RIVOLTA (PARTE III)
(testo e musica di Gianluca Bernardo -
Gennaio 2004) |
Mio padre non ha capito
ancora
Che nella vita non bisogna fare presto
Tentenna cupo nel primo mattino
Ha pagato e ora vuole il resto
Ma la vita non si brucia in un’ora
I tuoi elicotteri del bene e del male
Hanno ali più grandi delle mie
Solcano l’alba di un cielo offuscato
Mi dicono ciao ma è meglio un addio
È senza dubbio meglio un addio
I tuoi amici si danno da fare
Mentre qui in casa io conto le ore
Tu che mi lasci a tutti i miei inganni
E apri le braccia ai tuoi novi orizzonti
Su cui stai immolando i tuoi ventanni
E se vedrai, un domani amore
I ricordi di un passato migliore
Come i tuoi pezzetti di vaso
Saprai pulirli e ridargli splendore?
Saprai levargli di dosso il dolore?
Mentre ora qui ti canto le stelle
Mentre navigo senza più un porto
Tra le tue cose che non mi hai tolto
E il tuo pensiero nella mia pelle
La verità ha il prezzo più alto
La verità che strana creatura
È tutta intorno, ma in nessun posto
È una puttana che si è regalata
E quando la incontri lei ti tende la mano
Stanne certo la mano sbagliata
Le mie certezze da manifesto
Sul manifesto delle mie certezze
Quanti alberi abbattuti invano
Quando mi dici “erano solo sciocchezze”
Non capisci che facevo sul serio
Tu non capisci ed hai già una risposta
Visto che un giudice non può essere giudicato
Ti guardi intorno e mi dici “pazienza
Di tutto questo, amico, ti avevo avvisato
Combattevi dal lato sbagliato”
Ma in fin dei conti qual è il mio peccato
Non ero io a volere una guerra
Mi hai detto: “dai? Non si cambia in tre giorni
Se in tanti anni non sei mai cambiato
Piango di te questo grande peccato”
Mio padre non ha capito ancora
Che nella vita non bisogna fare presto
Tentenna cupo nel primo mattino
Ha pagato e ora vuole il resto
Ma la vita non si brucia in un’ora
LA CANZONE
PEGGIORE
(testo e musica di Giovanni Santese) |
Vorrei che fosse la mia
canzone peggiore
Che parli di niente neanche d’amore
Con particolare attenzione
Per chi non sopporto
E voglio veder morto
Oggi è nata la canzone
Che non ha senso e non ne vuole avere
Oggi è nato un ritornello
Che più ci penso e più fa vomitare
Le parole si guardano perplesse
Poi dicono a se stesse
Ma che ci stiamo a fare
Se è tanto per cantare
Andiamo via di qua.
Dicevo poc’anzi che dedico questi avanzi
Di rime e canzoni a chi mi sta sui coglioni
Che nessuno provi a pensare
Che possa aver cercato un significato
Questa è proprio una canzone
In cui mi sono perso
Di verso in verso
Piange il ritornello, piange
Falla finita, questa non è vita
Le parole si guardano perplesse
Poi dicono a se stesse
Ma che ci stiamo a fare
Se è tanto per cantare
Andiamo via di qua.
Consiglio l’ascolto
solo a un pubblico adulto
che sia coinvolto
e che colga l’insulto
mentre penso a una conclusione
ecco per fortuna si chiude la tortura
è finita la canzone
che non ha senso e non ne vuole avere
e sorride il ritornello
vuole sperare di non ritornare
le parole si guardano contente e dicono a chi sente
che s’è per questi scherzi
usate pure i gesti
ma non chiamate noi.
ROMA
UNDERGROUND
(testo e musica di Franco Fosca) |
Le nuvole del nord e il
freddo del Tirreno
cominciavo quasi quasi a stare male
e così senza biglietto son salito sopra un treno
e son venuto giù alla capitale.
Mi sono ritrovato tutto solo per la strada
non sapevo quale santo ringraziare
per avere quel muso duro da anima dannata
e senza una ragazza da sbaciucchiare.
Le bettole a Trastevere sono piene di coatti
mi sembra di stare in una gabbia di matti
divorano panini grossi come materassi
io mangio solo la polvere dei miei passi.
Che bella Roma che bella Roma
con i turisti tutti quanti in coma
dove si balla dove si suona
che bella Roma che bella Roma.
Ci sono troppe macchine e troppi deputati
ci sono troppi preti e troppi matti
ci sono troppi cani ci sono troppi topi
ci sono troppe volpi e troppi gatti.
E forse potrò evitare il cancro e l’eroina
però mi serviranno i nervi saldi
si sente ancora battere il cuore di Giorgiana
sul ponte di Giuseppe Garibaldi.
Si ma Roma è bella di notte la Roma underground
la città che non la vedi sotto al sole
ed è una bambolina è come un vecchio clown
è una cosa che ti lascia senza parole.
Che bella Roma che bella Roma
con le turiste tutte in perizoma
dove si canta dove si stona
che bella Roma che bella Roma.
Nadia la dolce Nadia la potrai trovare
nel buio della discoteca punk
ha lo sguardo basso mi scruta mentre passo
faccio finta di non vederla e lei lo sa.
Conosci gente nuova e la gente qui non manca
ma non è quella della tua gioventù
ti chiedono cos’hai, perché non parli mai,allegro dai e
tirati su!
E io suono la chitarra in via della desolazione
e mangio tramezzini dentro ai bar
dovrei tornare a casa da tremila settimane
ma non riesco a muovermi di qua.
Che bella Roma che bella Roma
Con i ministri incollati alla poltrona
dove si parla dove si fuma,
che bella Roma che bella Roma.
1.
L’ultimo scritto
2. Settembre (#2)
3. Attento
4. Quando io morirò
5. Storia di una Rivolta (parte I)
6. Com’è
7. Benvenuta nella mia stanza
8. Un grido
9. Nasten’ka (storia di un’anarchica)
10. Agosto
11. Quel che ho potuto
12. Il fumo degli anni ‘70
13. I prati di San Paolo
14. Lei, le strade e la città
15. Fate bene fratelli
16. Giordano
17. Storia di una Rivolta (parte II)
18. Storia di una Rivolta (parte III)
19. La canzone peggiore
20. Roma Underground (1982)
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